domenica 29 gennaio 2012

I tre giorni della Merla

Gli ultimi tre giorni di gennaio sono i cosiddetti Giorni della Merla, i giorni più freddi dell’anno. Inutile dire che con una reputazione del genere non possono essere i miei preferiti, ma almeno, a questo 2012 hanno portato la prima neve.
Esistono varie teorie sull'origine di queste tre freddissime giornate. La più conosciuta narra di una candida merla che, intirizzita dal freddo, cercò rifugio insieme ai suoi pulcini in un caldo comignolo. Quando ne uscirono, il primo di febbraio, l’intera famigliola era diventata color fuliggine e da allora in poi tutti i merli nacquero neri.
Tenera fiaba etologica, ma è probabile che la tradizione popolare abbia attinto dalla vicenda del Cannone della Merla che, dovendo essere trasportato oltre il fiume Po, si fece passare sul fiume ghiacciato durante i tre giorni di ghiaccio più intenso.
Ma io preferisco la versione non guerrafondaia della storia, la quale ci racconta di una tal Signora Caravaggio de Merli che, dovendo raggiungere il futuro marito oltre il fiume per la cerimonia nuziale e non potendo traghettare, approfittò del gelo degli ultimi giorni di gennaio per passare agevolmente sull’altra sponda. Speriamo ne sia valsa la pena.
Intanto... BRRR!!!

venerdì 27 gennaio 2012

Giornata della Memoria

Uno dei miei ricordi d’infanzia più forti è la proiezione scolastica di un filmato su Auschwitz.
All’epoca (dei dinosauri), con l’avvicinarsi del 25 aprile, i vecchi partigiani giravano per le scuole elementari portando la loro testimonianza su quanto accaduto durante il nazifacismo. Spero che continuino a farlo i loro figli e, se così non fosse, che qualcuno decida che sia il caso di riprendere la pratica, perché dire che mi sono rotta di questo becero revisionismo berlusconiano è dire poco!
Nella mia mente di bambina, più di qualunque altra cosa, si inchiodarono le montagne di capelli e denti d’oro strappati ai defunti dopo le camere a gas. Coloro che portavano i documentari di scuola in scuola, qualunque fossero i loro nomi, se siano ancora vivi o siano morti, possono essere fieri di quanto fatto anche nel dopo guerra: hanno contribuito a far sì che almeno una bambina non dimenticasse quegli orrori.
E sempre per non dimenticare, in questa Giornata della Memoria, voglio parlare di una donna membro della Resistenza polacca, vissuta, per sua sventura, sotto la bandiera con la svastica: Irena Sendler.
Irena aveva 29 anni quando la Germania nazista invase la Polonia e lavorava come infermiera al Dipartimento del Benessere Sociale di Varsavia. Tale dipartimento si occupava di gestire le mense comunitarie e grazie a questo impiego, Irena potè aiutare, tramite sotterfugi e nominativi falsi, migliaia di persone a ottenere non soltanto cibo, ma altri beni di prima necessità e addirittura denaro.
Ma Irena è ricordata, soprattutto, per aver salvato più di 2500 bambini ebrei da morte sicura nel Ghetto di Varsavia. Un eroismo che le costò torture e una scampata condanna a morte.
Riuscì a ottenere un lasciapassare che le permetteva di andare e venire dal Ghetto. Qui, tra lacrime e disperazione, convinceva i genitori a lasciarle i loro bambini che si premurava, poi, di nascondere presso famiglie polacche o in istituti religiosi. Dapprincipio nascose i bambini nelle ambulanze in uscita dal Ghetto, poi dovette arrangiarsi celandoli in cesti, borse per gli attrezzi (spacciandosi per tecnico delle fognature), bidoni dell’immondizia…
Conservò i veri nomi dei bambini sotto un albero presso delle baracche naziste e li difese quasi a costo della vita. Proprio per scoprire questi nominativi, infatti, fu catturata dalla Gestapo, torturata (le furono spezzate braccia e gambe) e condannata a morte.
Fu un soldato tedesco (anch’egli membro della Resistenza) che, con la scusa di un ultimo interrogatorio, la scortò fuori dalle prigioni e la liberò, gridandole di correre via. Il giorno seguente, il nome di Irena Sendler figurava tra i condannati uccisi e lei potè assumere una nuova identità e proseguire il suo lavoro. Anche questo soldato tedesco è un eroe.
A conflitto concluso, Irena recuperò i nomi dei bambini e li ricongiunse alle loro famiglie (quei pochi fortunati che ancora ne avevano una).
Irena Sendler è morta nel 2008. Aveva 98 anni. Mi consola sapere che non  sono diventati centenari soltanto i criminali nazisti fuggiti all'estero, ma anche persone buone che in quegli anni non gassavano innocenti, ma salvavano delle vite (questa faccenda dei nazisti che hanno fatto una felice e lunga vita, impuniti, mi ha sempre fatto andare fuori di testa).
La storia di Irena, in Italia, non è molto conosciuta.
In questo Giorno della Memoria 2012 ho voluto farvela conoscere.

Irena Sendler: 
"Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa Terra e non un titolo di gloria..."

Ma disse anche: 
"Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai."

Nel 2007 fu raccomandata al Premio Nobel per la Pace che fu però assegnato ad Al Gore.
Con tutta la mia ammirazione per Gore, è stata una decisione inconcepibile: sono due esistenze di imparagonabile importanza.




mercoledì 25 gennaio 2012

Terremoto (o il maledetto armadio)

Stanotte all’1.00 vibrava l’armadio...

- 1a opzione:
Sto c...o d’armadio... (è orribile, lo odiamo) non è che si sta staccando dalla parete e ci precipita addosso? Ci ucciderà tutti!!!

- 2a opzione (l'odio anti-armadio si fa più palpabile):
Saranno le ante che si aprono da sole: l’armadio è vecchio, oltre che brutto.

- 3a opzione (gerontologica):
E’ la vecchietta di sotto che sbatte sulla parete.”     (Eh??? o_O?)

- 4a opzione (paranormale):
Io: “Penso ci sia una “presenza” che vive nel palazzo e che vaga di appartamento in appartamento. Puo darsi sia arrivata adesso.
Lui: “Quindi, sarebbe un Poltergeist?
  

Stamattina alle 9.00, oltre all’armadio tremava anche il letto.

Il ritorno delle prime due opzioni:
Quel coso ci cadrà addosso? Si starà riaprendo la maledetta anta del maledetto armadio?
E fa tremare il letto?
Ma guarda: il lampadario è immobile.

Finalmente, l’ultima opzione:
Sarà il terremoto? Guardiamo su internet?
Era il terremoto. Niente Poltergeist né il maledetto armadio.
In compenso, abbiamo scoperto che i lampadari dell’Ikea sono antisismici: mentre tremava tutto, la palla di carta non emetteva la minima oscillazione. 

L'Erbavoglio

Trovo che negli ultimi decenni i comportamenti umani siano mutati in maniera drastica. E’ proprio un atteggiamento mentale diverso che si è andato viavia instaurando. E negativo. 
Molto (e male) ha fatto la psicologia spicciola che ormai pone l’individuo davanti a ogni cosa (pensa prima a te stesso, poi a quelli che ti stanno intorno è ormai un must, mentre dovrebbe esserci un equilibrio tra le due cose) e parecchio ha fatto la globalizzazione che, quatta quatta, ci sta americanizzando tutti. Insieme al mito del self made man (che tanti danni ha causato al nostro Stato) è arrivata la mania del “quel che voglio, io mi prendo.” Così, nessuno può più vivere senza Iphone, tutti calpestano tutti, i furbetti sono ammirati e riveriti e i genitori corrono a prendersela con gli insegnanti se i loro poveri pupetti vengono puniti a scuola (pupetti a volte più pericolosi degli insegnanti stessi). Questa società spesso mi disgusta, non solo non ci sto dentro, ma proprio non ci voglio stare.
Voglio.
Ecco. Questa parola è significativa.
Quando ero piccola, “voglio” era considerata una brutta parola. Se mi azzardavo a dire “Voglio qualcosa”, venivo subito redarguita. Era una parola maleducata, da non pronunciare. Vorrei era quella corretta. Vorrei esprimeva lo stesso concetto, lo stesso desiderio, ma non lo caricava né di prepotenza né di prevaricazione.
Adesso, al contrario di allora, ci insegnano che “se vuoi qualcosa, vai e te lo prendi" ed è lecito usare le maniere forti pur di ottenerlo.
A furia di volere, prendere e pretendere alla fine non resterà più nulla da desiderare e allora arriverà la disperazione…  che poi non è ciò che sta già accadendo?
Tutto questo solo per dire  che quando ero piccina e dicevo “Voglio la tale cosa”, mia nonna mi rispondeva subito (e parecchio seccata):  “L’Erbavoglio non cresce neppure nel giardino del Re!
Ecco. Una volta, magari no.
Ora, invece, potete trovarla nel reparto Bio dell’Esselunga.
Specchio dei tempi.



LO ♥

Mi vergogno ad ammetterlo, ma per anni e anni ho subissato persone sul web coi miei LOL, convinta che significasse “Lot of Love” (“Un sacco d’Amore”). Soltanto adesso scopro che, in realtà, significa “Lot of laugh” (“Un sacco di Risate”).  
Ecco: qui dovrei inserire un’emoticon parecchio imbarazzata… ma proprio PARECCHIO!!!
Immagino i miei parenti d'oltreoceano che mi inviano messaggi carini e ricevono in cambio risate sguaiate. E ho poco da "immaginare", purtroppo è tutto vero! Se penso che magari l'ho fatto in situazioni serie e delicate... Mammamia!!!
Mi sa che ormai appartengo decisamente a un’altra generazione…
… quella dei tonti.

P.S.
Però, “Lot of Love” è molto più bello, cavolo. Cambiamolo, no?

martedì 24 gennaio 2012

Differenti percezioni della realtà. Come insistere che il generatore è guasto mentre la nave affonda.

Testuale di Giuliano Ferrara su Panorama (voi mi direte: “Ma, come! Leggi Panorama?”)...  
“EH NO!” A dire il vero, l’ho trovato in allegato a un altro giornale e l’ho subito abbandonato sul treno per Milano. La peggior fine da far fare a quello spocchioso di Rossella è condannarlo a un eterno vagare sui meravigliosi treni delle Ferrovie dello Stato.
Dunque, stavo dicendo…
Testuale di Giuliano Ferrara su Panorama:
L’uscita del Cavaliere: che spettacolo di stile. Nel 2011 Silvio Berlusconi se n’è andato come era venuto nel 1994. Con furba sottigliezza, con grazia.
 (...)
o_O’
Ma dove l’avrà visto, ‘sto film?

lunedì 23 gennaio 2012

Dichiarazione















A dimostrazione che così come esistono le tigri albine, anche un bergamasco può essere romantico, cosa ti trovo scritto su una scalinata di San Vigilio?

Giorgia voglio passare il resto della mia vita con te e avere un popo che chiameremo Leone di cui sarò gelosissimo. Mi vuoi sposare?”

Le premesse da padre possessivo e sul buon gusto in fatto di nomi mi rendono perplessa, ma non posso fare a meno di domandarmi: la Giorgia avrà detto ?
Per una volta, voglio essere ottimista.   :)

domenica 22 gennaio 2012

Ieri mi hai cercata? Ah, ma ero a New York!

L’agenzia Ponzi perderà un sacco di clienti, ora che è in auge la nuova applicazione di Google, “Latitude”. Con Latidude, infattti, potete controllare gli spostamenti in tempo reale della vostra dolce metà o di chiunque altro voi vogliate. Naturalmente, la Dolce Metà dovrà avere il programmino attivato sul suo cellulare ed essere stata/o tanto sprovveduta/o da avervi concesso l’autorizzazione (ma sono certa che presto uscirà una malefica quanto inopportuna crack per ovviare al problema).
Chiariamo subito: io al mio Lui non l’ho neppure richiesta, l’autorizzazione: Dio me ne scampi! 
Anzitutto, se uno non si fida che ci sta a fare con quella persona? 
In secondo luogo, non sono il tipo da abbassarmi a tanto; non mi sognerei di leggere i messaggi sul cellulare del malcapitato neppure in caso di grave crisi di coppia, figurarsi monitorarne la posizione come se fossi l’Ispettore Gadget! Perdipiù, da pesciolina catastrofista quale sono, basterebbe che Lui mi dicesse che non ci possiamo incontrare per poi vederlo su Latitude a casa di amici, che penserei subito che non mi ama più, che non vuole stare con me, che mi ha mentito… Un melodramma alla Tolstoj, insomma! No, no. Non lo farò MAI!
Però, l’applicazione la uso con le amiche ed è simpatica. Basta non abusarne.
Anche perché non è così attendibile come parrebbe a prima vista.                                                                          
Intanto, se voleste liberarvi del Google-controllore di turno, vi basterebbe lasciare il cellulare nel luogo dove dovreste essere e voi sareste liberi di andarvene a zonzo dove vi pare. E non è poco (“Tesoro, ma cosa dici? Lo hai visto su Google che non mi sono mosso dall’ufficio!”). Sia ben chiaro: non è per dare delle dritte ai traditori, ma per farvi capire che non è tutto oro quel che riluce.
In secondo luogo (ma mooolto significativo), l’altro giorno e per ben 24 ore, per il Signor Google Latitude, io sarei stata a New York
O il wifi bergamasco del mio compagno è connesso a una rete telefonica statunitense (e allora addio tariffa Flat) o l’Applicazione non è poi così attendibile.
A meno che io non stia mentendo e fossi davvero a New York.
Sul luogo dove, secondo Latitude, mi sarei dovuta trovare, c’è un chiosco degli hot dog: questo, in effetti, potrebbe essere un forte indizio che a New York c’ero davvero. Se non mangio schifezze, non son contenta... pure Oltreoceano e per finta!
Nel caso non credeste all'errore dell'onnisciente Google, eccovi le prove fotografiche:

Grazie a G.Latitude, ora posso raccontare di essere stata a New York










Il chiosco degli hot dog dove mi sarei sfamata secondo G.Latitude



sabato 21 gennaio 2012

Vorrei essere un hacker

Da due giorni quelli dell’Fbi hanno chiuso Megaupload.
E quando dico “chiuso”, significa che lo hanno fatto sparire nel nulla senza alcun preavviso. Fregandosene di tutti quegli utenti che neppure “spacciavano” film e avevano stipato documenti personali e pagato abbonamenti che non saranno più restituiti.
Perché hai voglia a far passare ‘sta storia del copyright come qualcosa che protegge l’ultimo lavoratore della piramide delle Majors: la verità è che di balle ce ne raccontano a palate e la gente comune sarà sempre quella che se la prenderà in quel posto.
Spero che la minaccia di Anonymous di buttare giù altri server nel giro di 72 ore se non si riaprirà Megaupload (United Nations, PlayStation Network, Xbox Live, US Bank, Capital One, Chase Bank, Twitter, Facebook, YouTube)  si realizzi. Già ieri hanno attaccato vari siti, tra cui quello dell’Fbi e della Casa Bianca (anche se non capisco perché prendersela con Youtube che è dalla loro parte). Mi rammarico di essere soltanto una piccola blogger e non una grande hacker.
Che poi, l’Fbi ci fa sempre una figura di M persino nei film americani; me li immagino tutti seri-seri e vestiti alla Man in black che cercano ovunque l’interruttore del case di Kim Dotcom.

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